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langhe, monferrato, roero, Piemonte

: Piemonte e vini
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vino Barolo

Il Barolo e le tasse
Un giorno la marchesa Falletti offrì a Carlo Alberto 300 carrà di Barolo, perché il Re aveva espresso il desiderio di assaggiare quel "suo nuovo vino"; l' omaggio passò alla storia: le carrà erano infatti dell' enormi botti, che occupavanoun intero carro, della capacità di circa 500 litri. Carlo Alberto rimase entusiasta del vino avuto in dono:
la sua gioia fu tale che decise di comprare la tenuta di Verduno per potervi avere una propria produzione personale dell' ambito nettare. Allo stesso sovrano si deve l'assunzione a corte di Giovanni Vialardi, capo cuoco e pasticcere, autori di due tra i massimi trattati della cucina piemontese: Trattato di cucina, pasticceria moderna, credenza e relativa confettureria (1854) e Cucina borghese semplice ed economica (1863).
Con il passare degli anni la passione di Carlo Alberto per il barolo crebbe sempre più. Nel 1847, ad un anno dall' inizio della prima Guerra di Indipendenza, il Re accusò il governo di Vienna per aver applicatouna tassa sul vino piemontese che veniva esportato in Lombardia. L' ingiusto provvedimento rendeva infatti complesso un fiorente commercio tra le due regioni. Non è sicuramente una delle cause del conflitto, ma è indubbiamente significativo che lo strapotere austriaco di quegli anni si potesse anche constatare nell' intralcio alla penetrazione commerciale dei prodotti di Casa Savoia.

Oggi il Barolo, con il suo profumo intenso, pieno, sapore asciutto, vellutato, armonico, è uno dei vini più apprezzati al mondo; un minimo di 13 gradi d'alcol e almeno tre anni di invecchiamento di cui due in botti di rovere o di castagno.

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