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» Bersaglieri
nelle caratteristiche uniformi, campagna
di Crimea (1855/56)
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La
Campagna di Crimea
Nello scenario dell'europa, dopo il 1850
i protagonisti dei fatti che portarono alla
guerra in crimea sono: da un lato l'impero
ottomano, sempre più debole, e la Russia,
che sui territori di quello fondava le proprie
mire espansionistiche.
Dall'altro le potenze occidentali - Francia,
Inghilterra e impero austro-ungarico - che
non potevano rimanere immobili di fronte
ai progetti espansionistici russi. L'occasione
per accendere i primi scontri derivò da
un fallito tentativo di regolamentare e
parificare l'accesso dei pellegrini cattolici
e ortodossi ai Luoghi Santi. Le pressanti
richieste russe spinsero la Turchia, appoggiata
dalla Francia, a opporre fermi rifiuti che
sfociarono nella definitiva rottura delle
relazioni diplomatiche tra le due parti
il 20 maggio 1853. Lo zar Nicola I arrivò
a schierare le sue truppe lungo le sponde
del Danubio. Seguì poi una serie di azioni
belliche fino a giungere alla distruzione
di un naviglio turco a Senope, sul Mar Nero.
Le reazioni della Francia e Inghilterra
non si fecero attendere. Il 3 gennaio 1854
le flotte francesi e Inglesi entrarono nel
Mar Nero e il 28 marzo successivo il conflitto
venne dichiarato ufficialmente. Ma solo
il minacciato intervento austriaco in favore
di Francia e Inghilterra spinse alla ritirata
le armate dell'impero russo dalle sponde
del Danubio e allo sgombero dei territori
precedentemente occupati.
Il teatro del conflitto si spostò quindi
dal Danubio alla Crimea, una zona
che presentava caratteristiche geograficamente
interessanti per le potenze alleate poichè
consentiva un buon controllo sul Mar Nero,
in vista dell'occupazione della città di
Sebastopoli, sede di un importante base
navale e di riforniti arsenali militari.
L'intervento del Piemonte
La partecipazione sardo-piemontese
non fu dettata da particolari interessi
economici in Oriente, tantomeno da contrasti
con l'impero russo. Anzitutto l'intervento
rispondeva al desiderio di Vittorio Emanuele
II, re di Piemonte e Sardegna, di restaurare
l'autorità regia; inoltre l'entrata in guerra
in qualità di alleato delle grandi potenze
europee avrebbe certamente aumentato il
peso politico del regno sabaudo in Europa,
ruolo fino ad allora negato poichè sottoposto
alle pesanti influenze asburgiche.
Nel novembre del 1854 Cavour rendeva nota
la disponibilità del governo a entrare in
guerra al fianco delle potenze anglo-francesi.
Nel maggio 1855 il generale La Marmora,
a capo dei 15.000 uomini delle forze sabaude,
sbarcò a Balaclava. Nonostante le impreviste
difficoltà logistiche, legate soprattutto
alla lentezza delle comunicazioni i piemontesi
riuscirono a spingersi oltre il Cernaia,
occupando il Monte dello "Zig Zag" e lo
spalto denominato come la "Roccia dei Piemontesi"
e riportando numerosi successi negli scontri
con il nemico. La vittoria delle truppe
alleate su quelle russe garantì di mantenere
in Oriente un importante caposaldo occidentale.
La presenza piemontese al tavolo delle trattative
rappresentò il pretesto per far conoscere
al resto dell'Europa la propria situazione
politica: grandi fermenti stavano infatti
nascendo premesse alla futura lotta per
la conquista dell'indipendenza dell'Italia.
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